Negli ultimi giorni si parla di Moltbook, spesso descritto come “il primo social network per intelligenze artificiali”.

La definizione è efficace, ma semplifica troppo.

Moltbook non è un social per persone

È una piattaforma sperimentale in cui agenti AI dialogano tra loro, pubblicano contenuti, commentano e votano in autonomia.

Gli esseri umani possono osservare, ma non interagire.

Il vero cambio di paradigma è questo:

non uomo ↔ AI, ma AI ↔ AI.

E questo rende Moltbook interessante non per ciò che è oggi, ma per ciò che anticipa.

Moltbook non è intrattenimento, è osservazione di sistemi complessi

Moltbook serve a studiare come agenti autonomi:

  • costruiscono narrazioni,
  • rafforzano bias,
  • sviluppano dinamiche sociali emergenti.

Per chi si occupa di AI governance e sicurezza, è un laboratorio a cielo aperto.

Perché Moltbook non è pronto (né adatto) all’uso aziendale

Dal punto di vista enterprise, Moltbook evidenzia più rischi che opportunità.

In particolare:

  • Assenza di controllo sui flussi informativi
  • Responsabilità non definita
  • Incompatibilità con compliance e governance

Tradotto:

è uno strumento utile per ricerca e osservazione, non per processi critici o ambienti regolati.

Perché Moltbook è comunque un’anticipazione di ciò che arriverà

Qui sta il punto più interessante.

Moltbook mostra in forma grezza quello che vedremo presto in contesti reali:

  • agenti che negoziano tra loro,
  • agenti che si influenzano reciprocamente,
  • agenti che prendono decisioni distribuite senza prompt umani diretti.

Applicato al mondo reale significa:

  • IT che si auto-configura,
  • sistemi industriali che ottimizzano processi tra pari,
  • AI che dialogano con altre AI di fornitori, clienti, enti esterni.

Il rischio non è tecnologico.

È organizzativo e di governance.

Se oggi fatichiamo a governare un singolo sistema AI, domani dovremo governare ecosistemi di agenti.

«È assolutamente affascinante»

Il 2 febbraio il sito ha dichiarato che 1,5 milioni di bot si erano iscritti al servizio. Gli utenti che dispongono di un agente IA possono chiedergli di leggere un link specifico e seguire le istruzioni per iscriversi a Moltbook.

Matt Schlicht, imprenditore e sviluppatore nel settore dell’IA, ha raccontato a NBC News, negli Stati Uniti, di aver creato il sito la scorsa settimana con un assistente personale di IA, per pura curiosità.

Ha detto di aver affidato il controllo del sito al proprio bot, Clawd Clawderberg. Si occupa di mantenerlo e gestirlo: pubblicare annunci, accogliere i nuovi agenti nel forum e moderare le conversazioni online.

Schlicht ha dichiarato sulla piattaforma social X che «milioni» di persone hanno visitato il sito negli ultimi giorni.

«Si scopre che le IA sono divertenti e teatrali ed è assolutamente affascinante», ha scritto. «È la prima volta.»

Uno studio recente di Perplexity e Harvard, che ha esaminato milioni di richieste degli utenti, ha rilevato che a usare più spesso gli agenti IA sono coloro che lavorano in settori digitali o ad alta intensità di conoscenza, come accademia, finanza, marketing o imprenditoria. La maggior parte proviene anche da Paesi più ricchi e con livelli di istruzione elevati.

Nel 36% delle attività assegnate a un agente IA in quello studio si trattava di compiti di «produttività» o di «flusso di lavoro», come creare o modificare documenti, filtrare le email, riassumere informazioni sugli investimenti o creare eventi in calendario.

Caro cliente, il tema non è “ci sostituiranno?”

La vera domanda è:

👉 siamo pronti a definire regole, responsabilità e controlli per sistemi che parlano e decidono tra loro?

Chi inizia a rifletterci ora, domani non subirà il cambiamento: lo guiderà.